Capacità negativa

 

La quercia e il giunco di Achille Michallon

La quercia e il giunco di Achille Michallon (particolare)

Il termine Capacità Negativa fu coniato dal poeta inglese John Keats nel tentativo di definire quella che dovrebbe essere la caratteristica principale dell’Uomo dell’Effettività (Man of Achievement).

La chiamò “negativa” per contrapporla al bisogno “positivo” che spesso abbiamo di intervenire su ogni problema che incontriamo applicando, subito, un atteggiamento improntato alla soluzione. Secondo Keats questo prendere il toro per le corna, questo partire e affrontare la situazione che ci si presenta pensando subito ad un modo per sottomettere la realtà al nostro volere, è, innanzitutto un modo per non pensare. Definì infatti la Capacità Negativa come: “… quella capacità che un uomo possiede se sa perseverare nelle incertezze attraverso i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare a un’agitata ricerca di fatti e ragioni.”

Il verbo Achieve tradotto spesso in italiano con avere successo, conquistare, ha infatti, come primo significato, in inglese, quello di ottenere o raggiungere (qualcosa) compiendo un duro lavoro. L’etimologia lo fa derivare, passando dal francese, dal latino venire ad caput: venire a capo, appunto, dopo averci pensato, davvero pensato.

Applicare subito una soluzione è, nella maggior parte dei casi, l’esatto contrario della capacità negativa: è, piuttosto, un rispondere automaticamente, usare un modo che ripristini velocemente lo status quo risolvendo la dissonanza che un problema ci propone.

E’ una modalità che offre un analgesico veloce per il dolore del problema ma che lo allontana solo momentaneamente spesso preparandone la ricomparsa.

Essere un buon essere umano significa possedere una sorta di apertura verso il mondo, una capacità di aver fiducia in cose vaghe che non sono completamente sotto controllo e che potrebbero destabilizzarti spingendoti in circostanze estreme che vanno al di là della tua sfera di responsabilità. Questo ci dice qualcosa di molto importante riguardo a quella che possiamo definire una vita etica: essa è basata sulla fede nell’incertezza e sulla capacità di accettare di essere esposti. Si basa sul saper essere più una pianta che un gioiello: qualcosa che è piuttosto fragile ma la cui particolare bellezza è inseparabile dalla fragilità.” (Martha Nussbaum)

In altre parole potremmo dire che c’è una differenza di responsabilità fra chi pesca in un armamentario di risposte prestabilite e chi invece accetta di stare nell’incertezza e di cercare risposte nuove. Il primo va sul sicuro, non si espone e, più che venire a capo, riconduce l’evento che ha di fronte all’ambito del conosciuto: “…ah bene, questo è il classico caso di… lo conosco… mi basta fare così!”. E’ più un esecutore di soluzioni che un ricercatore. Il secondo, sposando l’incertezza e applicando la capacità negativa, rimane nel dubbio più a lungo, osserva più profondamente, scarta le prime risposte che arrivano e allarga i confini ponendo nuove domande. Accettando il problema ricerca altri modi di vedere, altre possibilità di esperienza, più fragili, magari, ma spesso più belle.

Ci sono casi in cui, forse, vorremmo incontrare un individuo del primo tipo: se finisco in Pronto Soccorso probabilmente preferisco avere a che fare con una persona che sa bene cosa fare e che possieda una vasta gamma di soluzioni efficaci per il mio problema.

Ma ci sono momenti in cui è un piacere sostare nell’incertezza con qualcuno che invece accetta di “lasciarsi impressionare e influenzare” da ciò che comunichiamo, ascolta con interesse e, ricacciando indietro la prima risposta, aggiunge spazio al dialogo e alla relazione.

 

3 thoughts on “Capacità negativa

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