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Sulla felicità: sconfinare

“Una vogliuzza per il giorno
una vogliuzza per la notte
fatta salva la salute”
F.Nietzsche

Parlando, nell’ultimo post, di omeostasi ho voluto mettere l’accento sul substrato biologico su cui tutti noi, animali umani, fondiamo anche i comportamenti più sofisticati: quelli che ci fanno guardare con superiorità gli altri esseri animati che popolano la terra.

Ci rendiamo conto di sapere e siamo consapevoli del possesso di una mente. Siamo disposti a concederne un abbozzo anche alle scimmie antropomorfe, ai delfini, ai cani, ma sappiamo che solo noi esseri umani abbiamo la capacità di astrarre, di gestire simboli e di lavorare con le nostre astrazioni fino a farle diventare opere della coscienza: costruzioni che stanno in piedi da sole e che rimandano al mondo, rappresentandolo e permettendoci di intervenire su di esse per prevederlo, progettarlo, modificarlo.

E’ grazie alla mente che possiamo intervenire sul mondo non solo rispondendo ad esso ma immaginandolo e modellandolo, piegandolo, almeno in parte, alla nostra volontà.

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Sulla felicità: incentivi

“E’ più vasto del cielo – il cervello –
prova a metterli accanto
e l’uno l’altro conterrà sicuro –
e inoltre – anche te”
Emily Dickinson

Nel racconto “Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta” David Foster Wallace fa una sorta di descrizione della depressione del protagonista.
Ne parla come di una sensazione totale, qualcosa che coinvolge tutto l’organismo, tutta la mente e tutta la vita di chi ne soffre.
L’autore ne sapeva qualcosa del male oscuro avendone sofferto fin da ragazzo e il racconto è, in larga misura, autobiografico.

Inizia così: “Prendo gli antidepressivi da, quanto sarà, un anno, e ritengo di avere i numeri per dire come sono. Sono straordinari, davvero, ma sono straordinari come sarebbe straordinario vivere, che so, su un altro pianeta caldo e comodo, fornito di cibo e acqua fresca: sarebbe straordinario, ma non sarebbe la cara vecchia Terra.”

Scollegarsi, smetterla di essere invischiati in uno stato d’animo, allontanarsi dal proprio sentire e attutire, a volte fino ad anestetizzarlo, il dolore, sono modi per sopravvivere, strategie per andare avanti nella vita, per continuare ad essere efficienti e per non sprofondare in certi abissi del sentire che in casi estremi, come quelli di chi soffre di Depressione Maggiore, possono portare a non voler più vivere, a voler porre fine alla pena di un’esistenza pervasa dalla sofferenza.

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