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La soglia: alcune “libere associazioni”

“I confini dell’anima sono incerti,
e il locus del lavoro psicologico non può
mai essere soltanto te o me: ma entrambi”
James Hillman

In un post sulla soglia di qualche tempo fa parlavo di quanto “la soglia” fosse più un evento psichico che un luogo fisico. Non intendevo, naturalmente, dire che non ci siano luoghi fisici di passaggio: porte, portoni, corridoi, scale, ingressi e uscite per abili e disabili, passaggi da un luogo all’altro, più o meno ben sorvegliati. Intendevo però sottolineare l’idea che ogni evento è vissuto da un osservatore ed è l’osservatore che ha o non ha consapevolezza del passaggio nel quale si trova.

In questo post andrò avanti a riflettere sul concetto di soglia e lo farò in termini psicologici e con un metodo più simile a quello che usano i miei pazienti in seduta che a quello che userebbe un sociologo o un filosofo… userò, insomma, più le libere associazioni e un modo circolare e ricorsivo che serve per procedere così come procede la psiche quando la si lascia andare.
Lo faccio perché ritengo sia utile, a volte, affrontare in termini meno pedagogici certi argomenti, specie quando non si sa bene dove si andrà a finire, quando non c’è una tesi specifica da dimostrare e si è consapevoli di essere a propria volta su una soglia proprio nel momento in cui di soglia si sente il bisogno di parlare.

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Storytelling 3: la soglia

Bachtin fa notare che Dostoevskij
ambienta i momenti decisivi
delle sue storie sulla soglia, in
luoghi esposti e inadeguati”
C.Brie

Questo post potrebbe andare avanti per un bel po’ a citare frammenti di storie che parlano più o meno esplicitamente della Soglia.

La soglia è, innanzitutto, un luogo psichico, un frangente in cui la mente è impegnata nel passaggio da uno stato all’altro: dall’interno verso l’esterno, da una condizione all’altra, da una considerazione (un modo di vedere o interpretare il mondo o le cose) all’altra.

La soglia è anche, naturalmente e inevitabilmente una metafora che pervade la vita di tutti i giorni, a partire dal linguaggio. Essere sull’orlo di una depressione… guardare dentro l’abisso… farcela per miracolo/cavarsela… superare un ostacolo… innamorarsi (fall in love)… , questi e mille altri modi di dire parlano del momento di passaggio: un’iniziazione, più o meno terrificante, più o meno dolorosa, dopo la quale saremo un po’ o molto diversi.

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