Tag Archives: Contenimento

Sul contenimento: la continuità d’essere

La consapevolezza può crescere,
se riesce ad andare oltre le
tue abituali risposte alle cose”
M.Epstein

Chi ha visto il film di Salvatores, Nirvana, ricorderà lo struggimento di uno dei protagonisti (il Solo interpretato da Diego Abatantuono) che, dopo aver scoperto di non essere altro che un personaggio virtuale imprigionato in un videogame, chiede al proprio “creatore” di cancellarlo, liberandolo così da un’esistenza frammentaria in cui deve ripetere all’infinito azioni inconcludenti per poi morire e rinascere alla stessa vita.

Ciò che spezzetta la sua esistenza non è tanto l’essere inserito in una realtà artificiale o il dover seguire schemi prestabiliti, quanto il non poter decidere di fermarsi, di porre fine al ciclo delle sue brevi vite e di uscire dall’acquario in cui scopre di essere contenuto.

Senza questa libertà l’esistenza diventa troppo stretta, i vincoli troppo pesanti e la mente fa fatica a tenersi insieme.

Continua a leggere

Sul contenimento: immaginazione e fantasia. Un’amplificazione

… giacché è lo sguardo che
definisce la realtà…”
A.Romano

 

Ho ricevuto un po’ di domande, dopo l’ultimo post, a proposito della differenza fra fantasia e immaginazione e a riguardo del loro nesso con la funzione del contenimento.

Così come altri concetti che tentano di descrivere funzioni e “oggetti” psichici, anche quello di contenimento non può essere definito in modo rigoroso. Prima di tutto perché è una metafora, uno strumento che prende a prestito idee da un contesto diverso per approssimarne altre che assomigliano a cose e azioni che osserviamo in quello di cui stiamo parlando. E poi perché la psiche stessa preferisce le amplificazioni alle definizioni; sfugge alle categorizzazioni rigide e riempie le regole di eccezioni che le sovvertono.

Continuerò quindi, per forza di cose, ad essere un po’ sfuggente e ad offrirvi più un’amplificazione delle idee esposte nell’ultimo articolo che non una spiegazione più accurata.

Continua a leggere

Sul contenimento: un esercizio introduttivo

“Le istruzioni non sono altro che un dito
che indica la luna. Colui che fissa il dito
non riuscirà mai a vedere oltre”
Allegoria  Buddista

C’è un esercizio che faccio a volte mentre cammino per strada: osservo il modo in cui le persone si contengono.

Il contenimento è un concetto fondamentale per quasi tutti gli indirizzi di psicoterapia analitica. Nell’esercizio che faccio passeggiando ciò che colgo non è che una parte di questo meccanismo complesso; in un certo senso osservo il contegno che le persone si danno, il modo in cui si tengono insieme (come tengono insieme le parti del loro corpo: dove mettono le mani e lo sguardo, come tengono la testa e le spalle, come trattengono o affrettano il passo, ecc.). In questo tipo di fantasia ogni persona può essere vista come una sorta di “casa”.

Continua a leggere

Il senso del luogo

Non bisogna fare della psicologia
da rigattieri! Mai osservare per osservare.
Ciò determina un’ottica falsa, una vista obliqua,
qualcosa di coatto e di iperbolico”
F.Nietzsche

Ci sono argomenti che si associano, si rincorrono e si intrecciano nelle descrizioni che un terapeuta offre ad un paziente per osservare, da un’altra angolazione, i sintomi, la sofferenza e le parti irrisolte che questi porta in seduta. In un blog come questo che, dal punto di vista di chi lo sta scrivendo, non può non riferirsi anche alla pratica clinica quotidiana, succede, ovviamente, la stessa cosa: mi pongo una sorta di obiettivo didattico, una traccia da seguire per sviscerare un argomento e renderlo almeno un po’ descritto e mi ritrovo da un’altra parte, seguendo ciò che i pazienti portano in studio o, più probabilmente, ciò che mi colpisce o colpisce di più alcuni di loro in certi momenti.

Fa parte della disciplina del mantenersi vicini allo stato mentale “senza memoria e senza desiderio” che Bion tanto caldeggiava: si colgono certe perturbazioni degli umori che diventano lo sfondo emotivo, il luogo, in cui ci si trova ad agire, ad osservare e ad inter-agire.

E così coatto e iperbolico, due aggettivi rispettivamente connessi alla compulsione, alla coazione a ripetere e alla mania (la grandezza stolta dell’iperbole), diventano lo sfondo delle mie riflessioni di oggi.

Continua a leggere

Stati di coscienza: “Senza memoria e senza desiderio”

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori
che è possibile compiere in un campo molto ristretto”
Niels Bohr

Racconta lo psichiatra J.S.Grotstein che, quando in una delle prime sedute con il suo maestro W.R.Bion, gli chiese di ripetere un’interpretazione che questi aveva appena formulato, si sentì rispondere: “Non posso ripeterla, il tempo è passato, dovremo riafferrarla a valle nella sua trasformazione.”.

Tale era la visione di Bion riguardo allo scorrere del tempo in seduta e riguardo all’atteggiamento che un terapeuta dovrebbe avere e che anche un paziente dovrebbe apprendere riguardo al flusso di coscienza. Siamo così abituati ad una sorta di stato di coscienza usuale in cui siamo noi a: fermare il tempo, trattenere certe informazioni, determinare il ritmo della nostra coscienza… che crediamo che questo modo, questa qualità dell’intercalare gli eventi e i pensieri, sia quello da privilegiare sempre e comunque.

Continua a leggere

Cronaca 11 – Casa: il raccogliersi

“Home is where you feel at peace
with yourself”
Proverbio inglese

Parlare di casa dopo aver parlato a lungo, nelle cronache, di labirinto, può sembrare una contraddizione in termini. Ma chi mi ha letto fin qui sa che uso la metafora del labirinto per parlare della psiche e di alcune delle sue funzioni/predilezioni: l’esplorare, l’entrare in relazione, il ricercare.

Nel racconto greco di Eros e Psiche quest’ultima, dopo essersi accasata per un po’ con il dio (perché tale è Eros) è costretta, subendo un distacco doloroso dall’amato, ad una lunga ricerca nel mondo, sulla terra e negli inferi. E’ come se Psiche sapesse che la ricerca finirà solo dopo aver affrontato un percorso che prevede una serie di prove che, se superate, le permetteranno di ricongiungersi ad Eros e di sentirsi a casa e in pace con se stessa.

Il mito parla di un incontro, di un innamoramento, di una separazione, di una ricerca e di un’unione duratura dopo una trasformazione profonda.

Continua a leggere

Cronaca 2 – Confini

“Per quanto lontano tu possa andare
non raggiungerai i confini dell’anima”
Eraclito

“Perciò non ci sarà una definizione che limita e taglia,
ma piuttosto un’amplificazione che estende e connette”
J.Hillman

Sono convinto che ciò che rende curativa la domanda psicologica “Dove sono?” sia il fatto che, nel momento in cui comincio a fantasticare in termini spaziali, ho l’occasione di “guardare nella mente” e di interrogarmi sul mio mondo interiore come se questo fosse un luogo. In questa cronaca darò un’idea di perché credo sia utile farlo.
Quando chiedo ad una paziente che ha avuto un attacco di panico: “Tu dove eri in quel momento?” non mi accontento della prima risposta che in genere è qualcosa del tipo: “In automobile”, “In tangenziale”, “In automobile e in tangenziale”. Questa è una risposta ovvia e risponde alla domanda “Dove era il tuo corpo?”. Ora, è abbastanza ovvio che il paziente si trovi dove è il suo corpo: la mente infatti è innanzitutto un processo incarnato; tuttavia ognuno di noi sa che, molto spesso, la mente sta vagando in luoghi interiori che sono, in effetti, molto distanti dal luogo in cui ci troviamo, fisicamente, in questo momento.

Continua a leggere