Category Archives: Pandemonio

Sull’integrazione: apprendere dall’esperienza

“… quella capacità che un uomo possiede
se sa perseverare nelle incertezze, attraverso
i misteri e i dubbi, senza lasciarsi andare a una
agitata ricerca di fatti e ragioni”
John   Keats

Dicevo nell’ultimo post sull’integrazione che è la qualità dell’interesse e dell’apertura che una persona mette nell’interazione a determinare quanta energia e informazione scorreranno fra lui e l’oggetto con il quale sta avendo a che fare.
Come ebbe a dire Martin Heidegger, ogni essere umano non può che essere un’apertura sul mondo : siamo necessariamente e inevitabilmente in comunicazione e basta cercare di non pensare ad un elefante rosso per rendersi conto di quanto ogni tentativo di interrompere questa continua comunicazione fra noi e il mondo sia destinato a fallire.

Non possiamo interrompere il flusso: possiamo distrarci, concentrarci, stare svegli o addormentarci ma non possiamo smettere di esserci.
Il nostro stesso flusso di coscienza non è modificabile a volontà ed è sufficiente mettersi ad osservare per un po’ i propri pensieri per accorgersi di quanto il controllo non sia affatto assoluto: non possiamo avviare, cambiare e fermare a volontà i pensieri; possiamo, al massimo, dirigerli un po’, concentrare o disperdere l’attenzione, focalizzarci su una porzione di esperienza ed escluderne delle altre, modulare, in parte, l’energia che mettiamo nei gesti e nell’attenzione.

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Sull’integrazione: “Grokkare”

“C’era così tanto da grokkare,
e così poco da cui grokkarlo…”
R.A.Heinlein

Il termine inglese Grok è un neologismo usato per esprimere l’idea di comprendere completamente, assimilare, portare dentro in modo che, poi, il concetto sia completamente integrato nella conoscenza che è già lì e diventi parte della saggezza e del modo di agire di una persona.

“Il verbo (“grokkare”) fu inventato da Robert A.Heinlein nel suo romanzo Straniero in terra straniera dove era una parola marziana che significava letteralmente “bere” e, per senso traslato, figurativamente “comprendere”, “amare” o “essere uno con”.” (Wikipedia).

I neologismi hanno, a volte, il pregio di cogliere e di coagulare lo spirito del tempo e “to grok” ha attecchito bene nella cultura degli anni ’60.
Era un periodo in cui i concetti di integrazione e di comprensione profonda smisero di essere semplici idee e si trasformarono, per molti, in ideali: qualcosa per cui spendere, in certi casi, un’intera vita.

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Il Perturbante

“E’ detto unheimlich tutto ciò che potrebbe
restare segreto, nascosto, e che invece
è affiorato”
F.W.Schelling

Nella letteratura psicoanalitica la parola Perturbante è  usata per tradurre il tedesco “Das Unheimliche” che letteralmente significa il non familiare o, meglio, ciò che era familiare e che di colpo è diventato in qualche modo estraneo o sinistro.

E’ un termine che Freud ha adoperato per indicare quello specifico stato d’animo di spaesamento che ci assale quando ci troviamo di fronte ad uno spostamento di significato: qualcosa che ritenevamo assodato e sotto controllo si rivela, invece, in grado di turbare il nostro equilibrio e la nostra interpretazione della realtà .

Di fronte al Perturbante ognuno di noi reagisce attivando delle difese che tentano di riportare la situazione ad uno stato in cui possiamo rilassarci: una sorta di normalità  senza emergenze che in tanti racconti corrisponde al lieto fine e al “e vissero felici e contenti”.
Sembra che il ” felici e contenti ” sia possibile solo dopo che un Perturbante è avvenuto ed è stato ricondotto alla normalità .
Un epilogo che corrisponde, in genere, al momento in cui gli eroi della rappresentazione mettono su famiglia e in cui lo spettatore dopo aver sofferto con loro può tornare alla sua solita vita.

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Spiriti famelici

“Il dolore è fisico, la sofferenza è mentale.
La sofferenza è dovuta interamente all’attaccamento
o all’opposizione; è un segno di non disponibilità
a muoversi, a fluire con la vita”
Nisargadatta

Nella mitologia del Buddismo Tibetano i Preta sono spiriti famelici. Abitano uno dei “gironi” del Samsara e rappresentano l’appetito insaziabile, il desiderio che non può mai essere veramente soddisfatto. Sono rappresentati come degli esseri con enormi bocche e piccoli colli che non lasciano passare il cibo che la loro smodata fame li spinge a cercare in continuazione. I loro ventri sono gonfi e infiammati come se anche quel poco che sono riusciti a fatica ad ingurgitare li stesse avvelenando.

La ricerca di soddisfazione non avrà mai fine e la loro pena continuerà a meno che non ascoltino ciò che ha da dire il Buddha, l’illuminato che, visitando il loro mondo, offre loro l’antidoto: la Consapevolezza che, se assunta nelle giuste dosi e abbastanza a lungo, libera dal desiderio compulsivo e dal bisogno incontrollato.

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L’Io: solo un memento?

“La presentificazione consiste nel
rendere presente uno stato della mente
e un gruppo di fenomeni”
P.Janet

A proposito di pandemoni: com’è che da tanto vociare interno, dalla scarica di milioni di neuroni e dall’accozzaglia di percezioni che arrivano (arrivano?) alla coscienza, si riesce a ricavare un senso, una qualche idea di soggetto/oggetto stabile che sta, si oppone, si allinea o si sovrappone al mondo? Che ne sarebbe di ognuno di noi senza memoria?

Cosa dobbiamo tatuare sul nostro corpo o nella mente per riconoscerci e riconoscere ciò che ci circonda?

L’idea stessa di ri-conoscere implica il processo della memoria e del “conoscere un’altra volta” e il ri-cordare è il portare nuovamente al cuore visto che cordis in latino è cuore, la sede, secondo gli antichi, della memoria. Insomma il ri-petere, il fare un’altra volta come se dall’uguale e dal noto fosse possibile far nascere la continuità.

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Pandemonio

Il modo giusto per cominciare a pensare
alla struttura che connette è di pensarla
in primo luogo come una danza di
parti interagenti”
G.Bateson

 

Circa un anno fa, quando decisi che mi sarebbe piaciuto pubblicare alcune “riflessioni e osservazioni sulle relazioni e sulla psiche”, mi parve una buona idea quella di avere una scatola virtuale in cui raccogliere, strada facendo, delle definizioni che facessero chiarezza su alcuni dei termini e delle parole chiave che sarebbero comparse nelle Cronache e nei Saggi Semi Seri che avrei scritto.

Oggi a distanza di un anno e di una cinquantina di post, mi rendo conto che la danza di parti interagenti che sto cercando di far emergere in questo sito ha bisogno di qualcosa di più caotico e flessibile di un glossario: qualcosa più adatto ad evocare e a suggerire per analogia che a definire con chiarezza e circoscrivere.

Ecco perché con questo post inauguro una nuova categoria, quella di Pandemonio, che va a sostituire quella pensata ma mai nata di Glossario.

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