Fantasmi

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi”
David Foster Wallace

La frase dell’incipit si trova nell’ultimo libro di Wallace, Il Re pallido: un libro che l’autore chiamava “la cosa lunga” e che gli sopravvisse, incompiuto e messo insieme, spulciando fra un’enormità di appunti, dal curatore di altri suoi libri.

DFW la inserisce, di punto in bianco, a pagina 404 (edizione italiana) nel bel mezzo di un elenco in cui descrive un gruppo di dipendenti dell’agenzia delle entrate che sfoglia cartelle dei redditi: una descrizione che si limita a dire chi gira una pagina, chi due, quanto rumore fanno i fogli, chi torna indietro per ricontrollare qualcosa.

Non viene spiegata e rimane lì ad evocare una serie di associazioni e, naturalmente, di domande.

Quella che segue è un’amplificazione. E’ ciò che faccio in seduta quando mi trovo di fronte a qualcosa che compare e che né io né il paziente riusciamo davvero a spiegare o ad interpretare: una sorta di segno che rimane chiuso come un’ostrica e che proprio per questo stimola le associazioni e l’immaginazione.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Giulietta e Romeo, Amore e Psiche, Orfeo e Euridice, Narciso ed Eco: in ognuna di queste coppie (e in molte altre) uno dei due protagonisti insegue l’altro, irraggiungibile, andato, scomparso… proprio come un fantasma.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. I fantasmi trascinano catene che, simboli del loro attaccamento, li trattengono in uno stato di sospensione. Forse aspettano di essere riconosciuti o forse la costrizione non è che un desiderio non esaudito, qualcosa a cui continuano ad anelare ma che non si lascia raggiungere. E forse nemmeno loro sanno bene quale sia il desiderio ed è per questo che sono, allo stesso tempo, timidi e spaventosi: incapaci di farsi vedere fino in fondo, persecutori nel loro compulsivo volersi mostrare, far sentire, essere corrisposti.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. E quando abbiamo a che fare con un fantasma lo sappiamo perché ogni cosa ne è impregnata: ci sono pezzi di lui o di lei negli oggetti, nei ricordi e nei desideri. Compare dappertutto, si associa, imprevedibilmente, alle azioni e si insinua nei gesti interrompendoli, a volte, o gravandoli della propria mezza-presenza. E’ il nostro desiderio, il nostro amore, che lo trattiene? Qual’è la natura del legame che lo vincola nella nostra mente e nelle percezioni, a cui, come un’allucinazione, si sovrappone?

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Anche quando siamo corrisposti, anche quando sembra che l’altro sia presente in carne ed ossa cos’è quella parte mancante, quell’insoddisfazione che fa chiedere di più: “Quanto mi ami, quanto davvero mi desideri, perché desideri solo una parte e perché non riesci a rassicurarmi sulla persistenza e sull’esclusività del tuo desiderio?”. O: “Perché a volte io mi sento un fantasma e quasi svanisco nonostante il tuo esserci e la tua cura?”

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.” (Platone, Simposio). Come, insomma, cercando un fantasma (o scorgendolo e qui Freud ci andrebbe a nozze con il suo “chi cerchiamo nell’altro”) nel fondo enigmatico e buio che l’un per l’altro sono.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Il gusto di Wallace di mettere una frase che appare come un fantasma nel bel mezzo di un ufficio di burocrati e che la frase parli di fantasmi e sia essa stessa un fantasma (e che dopo un anno lui stesso diventasse un fantasma e lo strano tipo di amore che lega i suoi lettori a lui…) rende la frase ridondante e, proprio per questo, quasi perfetta come stimolo o come cilicio o come oggetto di desiderio.

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. I fantasmi i pazienti li portano in terapia già dalle prime sedute e se si vuole trovare un luogo davvero infestato basta andare nello studio di uno psicoterapeuta. Spesso sono amanti, ex amanti, impossibili nuovi amanti, persone amate, genitori morti o irraggiungibili… ogni fantasma ha la sua storia ed è come se chiedesse di essere raccontato.

Si tratta, quasi sempre, di storie parallele, almeno per un tratto, a quella del paziente. A volte sono così ingombranti che è il paziente a finire nel ruolo del fantasma. Spesso contengono molto amore. Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi.

Giulio Aristide Sartorio - Sirena

Giulio Aristide Sartorio – Sirena

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