Intolleranza

Sono un uomo: nulla di ciò che
è umano mi è estraneo, io dico”
Terenzio

La frase dell’incipit, scritta nel primo secolo avanti Cristo, è tratta dalla commedia intitolata Heautontimorùmenos: il punitore di se stesso. E’ pronunciata da un certo Creméte, vicino di casa del protagonista Menedmo. Quest’ultimo ha deciso di punirsi per una cattiva azione che ha commesso e il primo pronuncia la frase per spiegargli la solidarietà con cui lo ascolta nonostante lo conosca da poco. Nel corso dei secoli spesso è stata usata, più o meno a sproposito, come esempio di quanto un essere umano possa, se solo si sforza un po’, mettersi nei panni di un suo simile.

Se niente di ciò che è umano mi è estraneo potrò capire comportamenti, giustificare azioni, comprendere punti di vista e scelte. Sarò in grado di tollerare prese di posizione diverse dalle mie ma che comunque, in quanto essere umano, conosco o posso immaginare.

E’ da quest’ottica che deriva il concetto di Humanitas: l’antica virtù che presuppone una concezione etica basata sull’idea che gli esseri umani possano avere gli uni nei confronti degli altri un atteggiamento benevolo che prescinda dalle distinzioni etniche, sessuali, sociali.

Con fraternità si intende, laicamente, non il fatto che siamo tutti figli dello stesso padre, quanto che, siccome siamo tutti umani, nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può ergersi a giudice di altri visto che, nella sostanza, non è così diverso e nei fatti non può dirsi estraneo.

Non è facile, tuttavia, sentirsi simili al tizio che qualche giorno fa ad Orlando ha ammazzato 49 persone. Si fa fatica a immaginare che lui abbia fatto lo sforzo di comprendere le sue vittime e viene voglia di condannarlo e basta: è come se lui stesso si fosse già reso estraneo e viene spontaneo mettersi con (quasi) tutti gli altri esseri umani e giudicarlo un folle o un irrecuperabile fanatico.

Cercare di essere comprensivi con chi compie un atto di questo tipo ci farebbe probabilmente cadere in quello che Popper definì il paradosso della tolleranza: “Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”. Insomma, ci sono volte in cui l’esercizio della fraternità sembra non funzionare ed esistono casi in cui non si riesce a sentirsi simili e non vale la pena tentare di farlo.

Eppure, proprio perché è guardando gli estremi e mettendosi sul confine che si può scorgere qualcosa in più del territorio in cui si è soliti vivere, credo che si possa fare uno sforzo per riflettere su chi ha compiuto un atto tanto abominevole e sulle reazioni che il suo gesto ha suscitato.

Fra i vari commenti che ho sentito e letto sul suo conto uno in particolare mi sembra utile per dare un’occhiata all’abisso: “sembra che anche l’assassino avesse tendenze omosessuali”.

Ora: l’idea che chi si scaglia contro qualcosa o qualcuno stia cercando di combattere nell’altro qualcosa che non accetta in sé è vecchia come il mondo; il termine omofobia sottende l’idea che chi teme (fino alla fobia) un tratto della personalità che qualcun altro “indossa”, non sia stato in grado di integrare nella propria psiche quell’aspetto che lo spaventa così tanto; tutti gli esseri umani hanno in sé tendenze!

Insomma, se si guarda anche solo un po’ sotto alla superficie, ci si accorge che non solo è inevitabile che “l’assassino avesse tendenze omosessuali” ma anche che, essendo esseri umani, le vittime omosessuali erano portatrici di tendenze eterosessuali e le donne presenti avevano anche tratti maschili e gli uomini tratti femminili e qualcuno di loro, dichiaratamente vegano, aveva però tendenze cannibali, mentre fra i poliziotti intervenuti qualcuno aveva tendenze omicide, ecc.

La differenza cruciale (e, nel caso specifico, tragica) è che uno fra questi esseri umani non ha saputo fare altro con la propria tendenza che costringerla in sé fino a farla esplodere!

Da un punto di vista clinico e psicopatologico il gesto veramente significativo, quello su cui vale la pena riflettere è quello che, per molto tempo, il killer, ha compiuto su di sé prima dell’esplosione.

Quanto è stato inconsapevole della propria progressiva alienazione? In che modo ha scisso sé da tutto il resto e, soprattutto, da un gruppo specifico di persone che sono diventate “il male”, l’oggetto da distruggere? Su cosa ha fatto leva/cosa ha preso in prestito per convincersi della propria giustezza e della sostanziale malvagità degli altri?

Non sono che alcune delle domande possibili e non me le pongo per cercare in nessun modo di giustificare il gesto. Né mi interessa capire chi l’ha compiuto ché, in questo, concordo pienamente con Popper: la tolleranza deve avere dei limiti e gli intolleranti si chiamano fuori da soli.

Ma per mettere dei limiti il pensiero, la discriminazione intesa come capacità di cogliere le differenze, diventa fondamentale. Se vogliamo davvero riflettere su cosa sia umano non possiamo non considerare le tendenze, non possiamo non ascoltare ciò che si muove sotto, ciò che chiede di essere visto!

La pena per chi non esercita questa facoltà fu ben espressa da Freud quando disse “agiamo ciò che non ricordiamo”: quelle parti su cui non c’è stata riflessione, quelle di cui non ci siamo presi cura vorranno uscire allo scoperto e lo faranno nel modo peggiore se saranno state trattate come dei nemici. Solo partendo dall’idea che “niente di ciò che è umano mi è estraneo” potremmo non essere troppo nemici di noi stessi e solo non escludendo nessuna tendenza potremo intraprendere una lotta sensata non per eliminarle ma per contenerle.

Si tratta di dare rifugio alle tendenze e come scrisse il poeta Rumi:

L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.
Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.
Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,
lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.
Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.
Sii grato per tutto quel che arriva,
come fosse stata mandata
come guida dell’aldilà.

Photo by Ian Tyas/Keystone Features/Getty Images

Photo by Ian Tyas/Keystone Features/Getty Images

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