L’eco estetica

I sogni sono dissociativi per definizione.
Avvengono quando il resto della mente
è inattivo e permettono di esprimere
in forma simbolica sentimenti difficili”
M. Epstein

A molti di voi sarà capitato di vedere un video, diventato virale in questi giorni, in cui si assiste alla gioia di una bambina di dieci mesi che per la prima volta indossa un paio di occhiali. La bambina è ipovedente e, quasi istantaneamente scopre, guardando attraverso le lenti, un mondo nuovo.

Guardando queste immagini mi è venuta in mente una frase di Marcel Duchamp che, parlando di sguardo, di comprensione e di emozione, dice: “L’arte non si può capire tramite l’intelletto ma è colta con un’emozione per certi aspetti analoga a quella di una fede religiosa o un’attrazione sessuale, un’eco estetica. La ‘vittima’ di un’eco estetica è in una posizione comparabile a quella di un uomo innamorato, o di un fedele, che ignora automaticamente l’Ego con tutte le sue pretese e si sottopone, inerme, a un vincolo piacevole e misterioso. Esercitando il suo gusto adotta un atteggiamento autoritario, mentre quando è toccato dalla rivelazione estetica lo stesso uomo, con uno stato d’animo quasi estatico, diventa ricettivo e umile.”

Duchamp dipingeva ma smise molto presto. Preferì indagare altri modi di comunicare e sono famose alcune sue opere in cui mise in mostra un orinatoio o una ruota di bicicletta. Preferì, insomma, concentrarsi più sull’atto che compie chi guarda che su quello di chi esprime per far vedere. Anche lui “mostrava” ma, nella sfida al gusto del fruitore, puntava proprio alla ricettività e alla rivelazione estetica che la favorisce.

Credo che la bambina che inizialmente resiste agli occhiali e che poi, in un attimo, li accoglie con gioia, sia un ottimo esempio non tanto dell’aggiunta di un filtro quanto della capacità della psiche di adattarsi ad una nuova visione.

E’ un passaggio su cui meditare: diamo per scontata l’idea che una visione più chiara sia subito accolta con entusiasmo ma quante persone sono, su certi argomenti, flessibili quanto mostra di esserlo la piccola del filmato?

Sembra ovvio pensare che la mente sia sempre pronta a passare ad una comprensione più profonda e non veda l’ora di adottare strumenti che le permettano di guardare oltre ma, come dice Duchamp, il “gusto” è un atteggiamento autoritario: siamo abituati a certi sapori, a certe visioni e a delle cornici che tendono a soffocare rapidamente ogni nuova ottica sulla vita e certe flessibilità vanno coltivate. L’osservatore è spesso così inconsapevole della cornice che sta usando che serve un vero e proprio lavoro per favorire il cambiamento.

Se prendiamo il video di cui sopra come una metafora potremmo chiederci quante persone sarebbero così veloci nell’accettare una nuova percezione, quanti rifiuterebbero a priori gli occhiali, chi sarebbe disposto a passare ad un nuovo paio dopo aver provato quelli che gli hanno svelato un “mondo così limpido”.

Quante limpide visioni indossate anni fa saremmo pronti a smettere? E cos’è l’Ego se non un cumulo di cornici che, siccome andavano bene per certi quadri, diventano il sistema di riferimento per il “gusto” con cui rifiutiamo o accogliamo le esperienze che ci vengono proposte?

Dissociarsi è, a volte, necessario! Mentre la dissociazione patologica rappresenta il bisogno della mente di escludere una realtà traumatica e di barricarsi in una difesa rigida che isola chi la adotta, c’è una sorta di dissociazione benevola che, come quella che si manifesta nei sogni, ci permette di staccarci dal nostro solito modo di vedere e di esprimere diversamente certi aspetti della nostra realtà.

E’ a questo tipo di dissociazione che puntano le provocazioni di certi artisti: spingono verso una rottura di quegli schemi/cornici che restituiscono un mondo sempre uguale.

I vari metodi pericolosi (così fu definita la psicoanalisi ma nello stesso modo vennero prese certe correnti artistiche o certe visioni filosofiche) sono proposte dissociative: modi diversi di mettersi, stati di coscienza modificati, associazioni non più vincolate ma libere e, sicuramente, fuori dalla solita cornice.

L’eco estetica è un medium che emana verso chi osserva e lo sottopone a quel “vincolo piacevole e misterioso” che crea in chi lo indossa lo stesso effetto che si vede sul viso della bambina del video: la dissocia da ciò che era prima, le permette un nuovo sé, più penetrante e ricettivo.

Quanto difficile sarà togliersi quel vincolo? Vorrà smetterli gli occhiali nuovi la bambina? Quanto sarà disposta a cambiarli con altri molto, troppo, diversi?

Così… esercizi di flessibilità in questa calura estiva!

Marcel Duchamp

Marcel Duchamp

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