Leggendo “Fossi in te io insisterei”

Fossi in  te io insisterei

Non sarò mai primo violino
alla scala e un po’ mi spiace”
Carlo G. Gabardini

Mi è piaciuto leggere “Fossi in te io insisterei”. E’ un libro che un po’ ho visto crescere perché è capitato di parlarne con Carlo intanto che certe idee maturavano in lui e diventavano frasi e pagine del suo racconto di vita.

Maturare è un termine su cui abbiamo scambiato qualche opinione e credo che, nel testo, affiori continuamente la tensione verso: quella spinta ad essere e a realizzarsi che, nel termine insistere, trova, per l’autore, la declinazione più personale e, secondo me, più poetica.

Cesare Pavese mise, nell’incipit del suo La luna e i falò, una citazione dal Re Lear: “Ripeness is all”, essere maturi è tutto.

E’ una frase detta da un giovane ad un vecchio, da Edgar, figlio del conte di Gloucester al padre che, preso dallo sconforto, vorrebbe fermarsi dov’è e rinunciare a combattere. Edgar esorta il padre dicendogli: “Cosa? Ancora indugi in cattivi pensieri? Gli uomini debbono sopportare l’uscita da qui come la loro entrata. Essere maturi è tutto. Vieni.”

Il “Fossi in te io insisterei” che è al centro di uno degli episodi clou del libro di Carlo ha lo stesso senso ed è pronunciata, invece, da padre a figlio, dall’adulto verso il ragazzo.

L’esortazione è diventa ciò che sei! Insistere ha il significato di vieni fuori per come sei, non ritirarti, castrarti, rinchiuderti in difesa di… qualcosa che non senti.

E’ un invito ad ambire e a non darsi per vinto e, come dice Carlo: “Insistere è un buon termine perché non contiene la certezza di farcela, perché pone l’accento sul cammino e non sulla meta.”

Che importa se poi, strada facendo, nella vita (e più in là nel libro) capita di accorgersi che, non potendo essere tutto, occorre rinunciare a “primo violino alla scala”.

Maturità è sapere che occorrerà spingere per raggiungere alcuni dei frutti per i quali sentiamo vale la pena impegnarci.

C’è anche questo nel coming out di cui il libro parla. Ed è vero che non è che “mostrarsi e prendersi l’impegno di dichiarare ciò che si è” siano gesti che riguardano solo la sfera sessuale o la preferenza di genere.

Se accettiamo che la maturità è tutto ci accorgiamo che c’è spazio per l’ambizione e, al contempo, spazio per rinunciare a delle mete a favore di altre; libertà di dire sì a certi aspetti del nostro carattere e ad alcune doti che, per essere coltivate, ci chiedono di rinunciare ad altri tratti che finiscono nello sfondo. C’è questa sana ambizione nel racconto! Ed è ben raccontata e fa da motivo di fondo ai tanti episodi che si susseguono nella trama.

Si vede che l’autore ci ha riflettuto a lungo e credo possa essere terapeutico per molti stare con lui in questo libro.

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