Troppe storie

Ogni atto di creazione è, innanzitutto,
un atto di distruzione”
Pablo Picasso

Cito in questa bacheca un pezzo di Italo Calvino che parla di metaromanzo: una considerazione sull’arte dello scrivere e su quanto occorra, anche amplificando, escludere delle parti, rendere evidenti solo certi aspetti, lasciare certe storie nello sfondo, non-leggere alcune parti per evidenziarne altre, lasciando sempre scontento qualcuno pur di puntare il focus su ciò che emerge… ora. Dice Calvino (lo fa dire ad un personaggio che è anche lo scrittore/protagonista di una dei dieci incipit che compongono Se una notte d’inverno un viaggiatore):

Sto tirando fuori troppe storie alla volta perché quello che voglio è che intorno al racconto si senta una saturazione d’altre storie che potrei raccontare o forse racconterò o chissà non abbia già raccontato in altre occasioni, uno spazio pieno di storie che forse non è altro che il tempo della mia vita, in cui ci si può muovere in tutte le direzioni come nello spazio trovando sempre storie che per raccontarle bisognerebbe prima raccontarne delle altre, cosicché partendo da un qualsiasi momento o luogo si incontra la stessa densità di materiale da raccontare. Anzi, guardando in prospettiva a tutto quello che lascio fuori dalla narrazione principale, vedo come una foresta che si estende da tutte le parti e non lascia passare la luce tanto che è folta, insomma un materiale molto più ricco di quello che ho scelto di mettere in primo piano stavolta, per cui non è escluso che chi segue il mio racconto si senta un po’ defraudato vedendo che la corrente si disperde in tanti rigagnoli e dei fatti essenziali gli arrivano solo gli ultimi echi e riverberi, ma non è escluso che proprio questo sia l’effetto che mi proponevo mettendomi a raccontare, o diciamo un espediente dell’arte di raccontare che sto cercando d’adottare, una norma di discrezione che consiste nel tenermi un poco al di sotto delle possibilità di raccontare di cui dispongo.”

E’ una delle più belle definizioni di Amplificazione. Ne mette in luce i limiti e le potenzialità e rende evidente una fragilità e, al contempo, una responsabilità che non solo chi scrive ma anche chi “legge” e ascolta si accolla: quella di tralasciare delle parti, focalizzarsi su certi aspetti, distruggere dei significati a favore di altri. Lo facciamo sempre! Possiamo decidere di esserne consapevoli o di farlo senza accorgercene. Ogni volta che de-scriviamo distruggiamo e creiamo un intero mondo. Nel mio lavoro l’osservare ciò che il nostro focus (e quello del paziente) mette in luce e ciò che invece lascia in ombra, è fondamentale. Nei post che leggete in questo blog questo principio è tenuto sempre presente. Mi interessa ciò che si evoca: ciò che voi associate a quello che trovate scritto, le vostre aggiunte e le vostre cancellazioni fanno la differenza.

Il mondo surreale di Jacek Yerka

Il mondo surreale di Jacek Yerka

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