Sul desiderio di sicurezza

Perseguire la sicurezza è naturale e spontaneo: ogni bambino, pur esplorando il mondo, cerca di tenersi nei paraggi di un grembo che lo protegga e lo contenga.
Ma il desiderio di sicurezza a tutti i costi, tenendo alto lo stato di allerta e attivando continuamente le difese, invece di renderci più sicuri ci mantiene in uno stato di timore.

Alan Watts2

Diceva Alan Watts:

“Dev’essere chiaro fin dall’inizio che c’è una contraddizione nel voler essere perfettamente sicuri in un universo la cui vera natura è transitorietà e fluidità. Ma è una contraddizione leggermente più profonda che il semplice conflitto fra il desiderio di sicurezza e la constatazione che, di fatto, le cose sono in continuo mutamento. Se voglio essere sicuro, cioè protetto contro il fluire della vita, voglio essere separato dalla vita. Eppure è proprio questo senso di separatezza che mi fa sentire insicuro. Essere sicuro significa isolare e rafforzare l’ ‘Io’, ma è proprio l’impressione d’essere un Io isolato a farmi sentire solo e impaurito. In altre parole, più sicurezza potrò avere più ne vorrò. Più semplicemente: il desiderio di sicurezza e il senso di insicurezza sono la stessa cosa.
Trattenere il respiro è perderlo. Una società che si fondi sul perseguimento della sicurezza non è altro che una gara a chi trattiene di più il fiato, in cui ognuno è teso come un tamburo e paonazzo come una barbabietola.” Alan Watts “The Wisdom of Insecurity”

In un mondo fluido è bene pensare allo sforzo e interrogarci spesso sulla presa che esercitiamo. Non si afferra l’acqua stringendo forte il pugno e, a volte, per ottenere bisogna saper lasciare andare.

 

 

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